Coniugazioni italiane

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Coniuga

Coniugazioni italiane

I verbi italiani appartengono a tre coniugazioni e si possono distinguere grazie alla terminazione dell'infinito.

L'infinito dei verbi della prima coniugazione termina in -are (amare)

L'infinito dei verbi della seconda coniugazione termina in -ere (vedere, credere).

L'infinito dei verbi della terza coniugazione termina in -ire (finire, capire).

La stragrande maggioranza dei verbi appartiene alla prima coniugazione.

Formazione del verbo

Di norma i verbi si formano aggiungendo alla radice (la parte invariabile) una desinenza (che varia a seconda del modo, del tempo e della persona)

Gli elementi necessari per coniugare il verbo sono quindi la radice, la conoscenza delle desinenze e l'ausiliare (essere o avere) che, coniugato opportunamente, serve per le forme composte.

ESSERE AVERE
  • può comparire da solo e avere alcuni significati particolari (ad esempio: sono di Napoli)
  • può comparire da solo e avere alcuni significati particolari (ad esempio: hanno due case = possiedono)
  • può essere usato come verbo copulativo (sei stanco?)
  • può essere usato come ausiliare (ho giocato)
  • può essere usato come ausiliare (sono andato)

Coniugazione attiva

Qui di seguito si trova lo schema della coniugazione dei verbi regolari delle tre coniugazioni nella forma attiva.

Prima coniugazione: -are

Appartiene a questa coniugazione la maggior parte dei verbi. Anche molti i verbi di nuova formazione (ad esempio twittare, taggare, svapare) appartengono alla prima coniugazione.

Particolarità della prima coniugazione

I verbi in -care (caricare) e -gare (litigare) aggiungono una h prima delle desinenze che cominciano con e ed i per mantenere il suono duro della velare: io caric-o, tu caric-h-i, noi litig-h-eremo.

I verbi in -gnare (bagnare) all'indicativo e al congiuntivo presente della prima e seconda persona plurale aggiungono una i: noi bagn-i-amo, che voi bagn-i-ate.

I verbi in -ciare (abbracciare) e -giare (mangiare) perdono la i della radice quando la desinenza comincia con e o i: abbracc-erò (la radice sarebbe abbacci-)

I verbi in -gliare (sbagliare) perdono la i della radice quando la desinenza comincia con i: consigl-i (la radice è consigli-)

I verbi in -iare che all'indicativo presente della prima persona hanno la i tonica (inviare --> invìo, avviare --> avvìo) mantengono la i del tema, se tonica, anche nei casi in cui la desinenza comincia per i: invì-i, avv-ì-ino.

Alcuni verbi nella cui radice esiste il dittongo mobile –uo- oggi tendono a conservalo nell'uso sia nei casi in cui il dittongo si trova in sillaba tonica (tuòna) sia in quelli in cui il dittongo si trova in sillaba non tonica (tuonerà, tuonò). Altri verbi conservano il dittongo per evitare ambiguità con altri verbi. Quindi si dice nuotammo (nuotare) per distinguerlo da notammo (da notare).

Seconda coniugazione: -ere

Questa coniugazione include sia i verbi con la e del tema tonica (temère) sia quelli con la e non tonica (vèndere). Questi verbi derivano da due coniugazioni latine separate.

Appartengono alla seconda coniugazione anche i verbi che terminano in -rre. Questi verbi derivano dal latino e in origine avevano una vocale supplementare (ad esempio il verbo porre deriva dal verbo latino pónĕre).

Particolarità della seconda coniugazione

I verbi terminanti in -ère con la e tonica, come temère, possono avere due forme per alcune persone del passato remoto: io temei o temetti; egli temé o temette, essi temerono o temettero. Tuttavia quando la radice del verbo finisce per t, come nel caso di potere, le forme in -etti, -ette ed -ettero non vengono normalmente usate. Le due forme a volte sono ugualmente frequenti, a volte nell'uso una sola è prevalente.

I verbi in -cere, (vincere), -gere (porgere) e -scere (conoscere) modificano il suono da palatale a velare davanti alle desinenze che cominciano per a ed o: vinc-erò, porg-erebbe, conosc-erei. Altri verbi invece mantengono il suono palatale (cuocere --> io cuoci-o, tu cuoc-i). Il suono palatale viene sempre mantenuto davanti alla u e quindi con i participi passati che terminano in -uto (piaci-uto, conosci-uto).

Alcuni verbi nella cui radice esiste il dittongo mobile -uo- oggi tendono a conservalo nell'uso. Questo succede sia nei casi in cui il dittongo si trova in sillaba tonica (muovo, muovi) sia in quelli in cui il dittongo si trova in sillaba non tonica (muovète, cuocerèi).

I verbi in -gnere conservano sempre la i delle desinenze -iamo, -iate (spegniamo, spegniate).

Terza coniugazione: -ire

I verbi regolari della terza coniugazione seguono la coniugazione di vestire.

Particolarità della terza coniugazione

Alcuni verbi, che costituiscono la maggior parte dei verbi della terza coniugazione, introducono -isc- tra la radice e la desinenza di alcune persone dell'indicativo presente, del congiuntivo presente e dell'imperativo. Un esempio è finire:

Indicativo presenteCongiuntivo presenteImperativo
io finiscoche io finisca(io) -
tu finisciche tu finisca(tu) finisci
egli finisceche egli finisca(egli) finisca
noi finiamoche noi finiamo(noi) finiamo
voi finiteche voi finiate(voi) finite
essi finisconoche essi finiscano(essi) finiscano

Quasi tutti i verbi in -cire e -gire (marcire, agire --> marcisco, agisco) prendono il suffisso -isc nella coniugazione di indicativo e congiuntivo presente e imperativo. Esistono tuttavia alcune eccezioni: cucire, fuggire fanno, al presente indicativo, io cucio, io fuggo (e non cucisco, fuggisco).

Con alcuni verbi è possibile avere sia la forma con -isc, sia quella senza -isc (applaudire --> applaudo o applaudisco; tossire --> tosso o tossisco)

Verbi di servizio

Il verbi di servizio sono tutti i verbi che possono essere usati assieme ad altri verbi. In questo caso perdono il loro significato e diventano un tutt'uno con il verbo che segue. Si dividono in tre categorie: Verbi ausiliari, Verbi servili e Verbi fraseologici.

I verbi di servizio possono essre usati anche da soli e in quel caso hanno significati propri.

Verbi ausiliari

I verbi ausiliari italiani sono essere e avere.

I tempi composti dei verbi transitivi si formano sempre con l'ausiliare avere.

  • Marco ha dato un calcio al pallone

I tempi composti dei verbi intransitivi si formano con l'ausiliare essere oppure con l'ausiliare avere, a seconda del verbo e del suo significato.

  • I ragazzi sono partiti. (partire ha sempre l'ausiliare essere)
  • Pietro ha annuito. (annuire ha sempre l'ausiliare avere)

Alcuni verbi possono essere sia transitivi che intransitivi e utilizzare entrambi gli ausiliari per i tempi composti:

  • L'autista ha aumentato la velocità.
  • L'inflazione è aumentata.

Per la forma passiva si usa sempre l'ausiliare essere:

  • L'edificio è stato abbattuto.

I verbi riflessivi e quelli pronominali, cioè quelli che terminano in -si come lavarsi, vogliono sempre l'ausiliare essere:

  • Mi sono lavata.

Anche i verbi impersonali, come accadere, vogliono sempre l'ausiliare essere.

  • È accaduto ieri.

Per i verbi servili come potere è sempre possibile usare l'ausiliare avere. Tuttavia l'ausiliare del verbo servile può essere anche concordato con il verbo che il servile accompagna.

Tabella dell'uso degli ausiliari

Ausiliare
Transitivi attiviavere
Intransitivi attiviavere o essere (a seconda del verbo e del significato)
Passiviessere
Riflessiviessere
Impersonaliessere
Serviliavere o essere (vedi sezione Verbi servili)

Verbi servili

Il verbi servili (dovere, potere, volere) sono anche chiamati verbi modali. Si chiamano così perché servono un altro verbo, cioè sono in genere usati insieme ad esso:

  • Posso andare a casa?
  • Deve partire.
  • Non voglio cantare con voi.

L'ausiliare è in genere quello del verbo che segue.

  • Ha potuto ascoltare tutta la lezione.(perché ascoltare ha l'ausiliare avere).
  • Sono dovuta partire.(perché partire ha l'ausiliare essere; tuttavia è possibile anche dire: Ho dovuto partire).

I verbi servili possono essre usati anche da soli e in quel caso hanno significati propri. Ad esempio il verbo volere, può avere il significato di esigere quando usato da solo:

  • Voglio che tu mi risponda.

Verbi fraseologici

I fraseologici sono verbi che, oltre ad avere a volte un proprio significato quando usati da soli, possono essere seguiti da verbi all'infinito o al gerundio e ne definiscono l'aspetto, cioè sottolineano la durata, l'inizio e la conclusione di un'azione.

  • Continuano a ridere.
  • Sta parlando.
  • Stanno per telefonare.
  • Ha smesso di fumare.

Come si vede dagli esempi sopra, a volte tra il verbo fraseologico e il secondo verbo si una preposizione, a volte no. Anche i verbi fraseologici possono essre usati anche da soli e in quel caso hanno significati propri.

Ad esempio il verbo finire, può avere il significato di esaurire quando usato da solo:

  • Abbiamo finito il pane.
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